Alla fine di quest’anno 2025, termino il trentacinquesimo anno di servizio come sacrista nella meravigliosa Cattedrale di Bari che è la mia parrocchia e che ho frequentato fin da piccolo. Parrocchia dove per tanti anni sono stato catechista e responsabile dei ministranti e dove sono cresciuto sia nel cammino spirituale che quello umano e culturale. Parrocchia guidata da parroci e vice parroci che insieme alla comunità dei padri domenicani della Basilica di San Nicola, alle nostre famiglie e alle scuole presenti nel territorio sono state un’ancora di salvezza per me e per tanti ragazzi del centro storico cresciuti in anni bui dove la criminalità la faceva da padrone, dove era pericoloso camminare in certe vie e in certe ore. Dove nessuno continuava gli studi e dove era facile perdersi. Ora le condizioni di vita sono migliorate, Bari Antica, a me piace chiamarla così, è cambiata ed è rinata. Chi se lo immaginava negli anni bui dove neanche i baresi della città nuova mettevano piede. Ora il centro storico è diventato meta di migliaia di turisti (prima arrivavano pochi turisti che passavano da Bari per poche ore soprattutto i tedeschi a maggio e a ottobre per visitare i luoghi di Federico II di Svevia). Questa rinascita, i motivi, le vicende e i protagonisti che l’hanno determinata e resa possibile li ho scritti nel mio ultimo libro Bari, mare mare edito dalla casa barese Gelsorosso.

Ripercorro in questo scritto com’è iniziata questa lunga esperienza lavorativa. Fu Mons. Carlo Colasuonno, mio amato parroco che una sera di fine novembre del 1990 mi propose, a nome del Capitolo Metropolitano di Bari, di lavorare come sacrista della Cattedrale. La proposta inaspettata di Don Carlo mi disorientò. Dopo il diploma di perito tecnico e le esperienze lavorative in vari campi ma soprattutto quella in un laboratorio fotografico, lavorare come sacrista non era la mia massima aspirazione. Infatti, in un primo momento, rifiutai l’offerta, ma in seguito dopo le insistenze di don Carlo e dopo alcune settimane di prova, il 1 gennaio del 1991 fui assunto e iniziai a lavorare in Cattedrale. Gli inizi non furono facili. Dovevo cambiare modo di vivere per via dell’orario lavorativo che prevede di lavorare mattina e pomeriggio, nelle feste e di domenica. Inoltre, quasi mi vergognavo di dire ai parenti e conoscenti il lavoro che svolgevo. Ho sopportato anche le derisioni dei miei amici che vedevano questo lavoro in maniera negativa che doveva essere svolto da una persona con qualche handicap fisico (erano altri tempi). Nonostante tutto continuai a svolgere con dedizione quello che mi era stato richiesto e intanto mi preparavo farlo in maniera innovativa rispetto al lavoro del sacrista d’altri tempi. Infatti, iniziai subito a studiare la storia della città e della chiesa di Bari perché mi dicevo che il sacrista non si deve limitare ad aprire e chiudere la chiesa a fare la pulizia ma deve essere prima di tutto accogliente e conoscere la storia della chiesa, essere preparato nel campo liturgico e tecnico, offrire indicazioni utili per i fedeli e per i turisti per una visita alla città e anche un buon ristorante dove poter mangiare bene. Se non l’avessi fatto in questo modo non avrei retto per tutti questi anni. Grazie all’aiuto di mia moglie Angela e ai nostri figli Antonio e Giovanni e alla mia indole di vedere sempre il lato bello delle cose, sono andato avanti. Il contatto quotidiano con Dio, artefice della bellezza, mi ha consentito anche di far emergere le due passioni che ho avuto fin da ragazzo: la fotografia e la scrittura, che mi hanno permesso, di scrivere libri dedicati alla Cattedrale e alla città, realizzare mostre fotografiche, e pubblicare calendari artistici. Dei lavori fin qui fatti quello che mi sta più a cuore è: “La Cattedrale di Bari tra luce, cielo e terra”, edito dalla casa editrice Gelsorosso. In questo testo descrivo la storia della Cattedrale dalle origini fino ai nostri giorni e la scoperta da me fatta nel giorno del solstizio d’estate 2005. In quel giorno scoprii la meraviglia che accade all’interno della Cattedrale il 21 giugno, quando la proiezione della forma del rosone posto ad ovest disegnata dai raggi del sole, alle 17:10 circa, si posa sul rosone del pavimento, composto da diciotto raggi simile al rosone della facciata principale. Questa scoperta l’ho potuta approfondire grazie alla preziosa, luminosa e attenta guida del compianto Mons. Ignazio Fraccalvieri maestro di vita e mio padre spirituale. Questa sensibilità alla bellezza mi ha portato a istituire con altri amici del centro storico di Bari nel 2018 l’Associazione “I Custodi della Bellezza” che si ispira all’enciclica Laudato Sì e come diceva Papa Francesco: “Oltre all’impegno di riqualificazione di luoghi lasciati all’incuria al degrado realizzati in collaborazione con le istituzioni locali, ha come obiettivo primario la custodia delle persone che vi abitano e che li frequentano”. La passione per la scrittura e i libri che ho scritto grazie anche ai preziosi insegnamenti del citato mons. Ignazio Fraccalvieri, dei compianti Vito Maurogiovanni e Nino Lavermicocca e del caro Padre Gerardo Cioffari storico della Basilica di San Nicola mi hanno permesso di farmi conoscere e di conseguire, grazie alla collaborazione con il quotidiano la Repubblica di Bari, il patentino di giornalista pubblicista. Un sogno che avevo fin da ragazzo.
In questi anni ho vissuto tanti momenti di grazia che rimarranno indelebili nella mia memoria. Un grazie al compianto Mons. Mariano Magrassi Arcivescovo di Bari-Bitonto dal 1977 al 1999 che mi incoraggiò all’inizio di questa esperienza lavorativa. Alla lungimiranza di Padre Mariano si devono: la fondazione nel 1994 della “Unione Sacristi di Bari-Bitonto” e le successive nuove assunzioni di giovani nelle chiese della diocesi. Un grazie all’Arcivescovo Emerito Mons. Francesco Cacucci, che mi ha seguito con affetto e simpatia e mi ha sempre sostenuto, incoraggiato e ringraziato per il mio lavoro e per il mio percorso artistico. A questo punto non posso non ricordare l’esperienza maturata per dieci anni alla presidenza dell’Unione Diocesana Sacristi di Bari-Bitonto, la mia nomina nella Giunta nazionale per due mandati e la nomina di Segretario nazionale della Fiudac/s, incarico che ho ricoperto per cinque anni. Impegni questi ultimi svolti con lo scopo di arricchire la formazione dei sacristi e favorirne il miglioramento economico. In questi vent’anni di vita dell’Unione diocesana sacristi con gli assistenti abbiamo maturato la convinzione che il lavoro del sacrista, oltre al gesto quotidiano di aprire e chiudere le porte della chiesa, comporta una serie di altre responsabilità e necessita di competenze e formazione. Papa Francesco ci ha detto in un’occasione che il lavoro di sacrista: “Deve essere svolto con gentilezza per donare a tutti un’immagine di umanità e di accoglienza” e, come diceva il card. Carlo Maria Martini: “Il sacrista è il biglietto da visita di una chiesa”. Questa formazione ha permesso ai sacristi della diocesi di acquisire una maggior conoscenza del culto divino, delle sue leggi e strutture, una formazione liturgica e tecnica ma anche una conoscenza storica e artistica della chiesa di competenza, e di conoscenza dei prodotti da usare per la corretta manutenzione degli oggetti sacri. A riguardo abbiamo organizzato degli incontri con la locale soprintendenza che sono stati copiati da altre unioni nazionali. Questa formazione mi ha permesso in questi anni di fare da guida a tanti semplici turisti che lo richiedevano, ai bambini delle scuole e a personalità importanti quando non c’era nessuno ad accoglierli. Cito solo alcuni, l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, il Ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri, Vittorio Sgarbi, Bruno Vespa, Roberto Giacobbo, l’attore Antonio Albanese e la regista dei collegamenti esterni della trasmissione di Rai tre Quelli… che il Calcio Lucia Zorzi che mi ha permesso di partecipare per ben due volte alla trasmissione condotta da Fabio Fazio come tifoso del Bari negli studi Rai di Milano. In più sono stato ospite, dopo un servizio di Famiglia Cristiana, della trasmissione della Rai Uno Mattina, condotta da Antonella Clerici e Luca Giurato. Resteranno per sempre nella mia memoria le visite a Bari di Papa Benedetto XVI (29 maggio 20025) e le due di Papa Francesco (7 luglio 2018 e 23 Febbraio 2020). Ho provato gioia ed emozione nel salutarli personalmente. Indimenticabile anche la visita al Quirinale di una delegazione della Fiudac/s, all’allora presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro e l’incontro nell’episcopio di Milano con il cardinale Carlo Maria Martini e l’incontro con il Cardinale Bassetti presidente della CEI a Perugia.
Grazie perché da ognuno ho imparato coltivare una particolare sensibilità alla bellezza, necessaria a svolgere bene questo lavoro a servizio di Dio e per il bene e l’edificazione dei fratelli.
Michele Cassano
